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Fase 3 delle Università: conferme e novità

In una intervista rilasciata ieri mattina a Sky TG 24 il Ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha illustrato tutti gli interventi che interesseranno il mondo universitario, decisi con l’approvazione del neonato DL Scuola, reso ufficiale da ieri.

Una larga serie di promesse che sono già state dichiarate nelle scorse settimane e negli scorsi mesi di quarantena, quando il volto del Ministro era oscurato dalla presenza mediatica molto più importante della sua collega Lucia Azzolina, Ministro dell’Istruzione, ma soprattutto dai decisi e continui interventi di Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano e Presidente della Conferenza Nazionale dei Rettori Italiani, succeduto allo stesso Manfredi.

Appunto pochi interventi pubblici da parte della massima autorità per il mondo accademico, ma che abbiamo sempre seguito con interesse e che abbiamo cercato di analizzare e spiegare in diversi post, che segnaliamo riassunti anche in questo articolo. Nella maggior parte dei casi si parla di promesse per il futuro, che andranno a interessare gli studenti dal prossimo anno accademico, nostro compito come sindacato studentesco sarà quello di vigilare sulla fattuale attuazione di questo decreto e sulla buona riuscita di queste modifiche, evitando al massimo che la fase (post) emergenziale giustifichi soluzioni “drastiche” da parte dei singoli atenei, come l’attuazione di ulteriori numeri programmati o proposte economiche che in vario modo richiamerebbero al prestito d’onore e al contributo privato delle famiglie stesse, non a un deciso intervento dello Stato e delle Regioni per l’aiuto di questi studenti. Soluzioni che non sono così impossibili: vediamo come l’Università degli Studi di Brescia abbia in tempi non sospetti decretato il numero programmato per tutti i suoi corsi di laurea a partire dal prossimo anno accademico, così come l’Università degli Studi de l’Aquila abbia proposto il prestito d’onore per fare in modo che gli studenti continuassero gli studi, andando contro tutte le proposte dei rappresentanti degli studenti di UDU – L’Aquila.

Fattualmente, quali sono le promesse che sono state evidenziate dal Ministro durante questa intervista?

Un investimento complessivo di 290 milioni di euro, da investire in borse di studio, aumento della no tax area, strumenti utili a colmare il “digital divide” di singoli studenti e aree del Paese diverse tra loro etc…

La No Tax Area a 20.000 euro è stata una delle novità più interessanti, che la nostra lista di rappresentanza in Statale è riuscita a ottenere dopo una lotta sindacale serrata per ben tre anni con la dirigenza del nostro Ateneo, e che abbiamo ottenuto poco prima dell’inizio dell’emergenza. Sapere che questa verrà estesa a tutti gli Atenei italiani ci fa pensare che se non la buona rappresentanza, serve un’emergenza su scala mondiale per costringere gli enti universitari a diminuire la pressione fiscale sui propri studenti. In ogni caso questo non ci basta: il limite minimo che si dovrebbe imporre è 23.000 euro, cifra minima nazionale per ottenere le agevolazioni della borsa di studio: in questo modo gli studenti con quell’ISEE non pagherebbero l’università e avrebbero anche la borsa di studio, rendendo davvero possibile a loro la frequenza universitaria.

Parlando di borse di studio, queste non sono erogate a livello nazionale, ma sono demandate a dei fondi regionali, motivo per cui saranno le singole regioni a doversi occupare dello stanziamento di queste borse.

Bonus per il “digital divide”: come molte, anche questa espressione è entrata nel lessico comune durante la quarantena, ma non è mai stata una novità. Che ci fossero delle oggettive disparità territoriali ancor prima che tecnologiche tra diverse regioni già si sapeva, in aggiunta al fatto che non tutti gli studenti erano (e sono tutt’ora) in possesso di una connessione sempre stabile e sicura, oltre che di dispositivi performanti. Alzi la mano chi in questo periodo non ha dovuto implementare il proprio parco tecnologico personale, visti anche i dati sull’aumento sostanziale delle vendite di computer in questo periodo.

Sul capitolo ricerca universitaria i problemi sono ormai atavici, le proposte ministeriali sono quelle di diversi “bandi post-covid” per studiare il fenomeno sotto tutti gli aspetti del sapere, oltre che una generica promessa di finanziamenti per la Ricerca. Come in tutti gli ambiti universitari, ma in questo più in particolare, serve una riforma strutturale del sistema, non delle misure tampone. Nel giro di dieci anni il numero di ricercatori universitari italiani si è dimezzato: per tornare ai livelli antecedenti il 2008 non basteranno delle promesse di fondi e lo sblocco di una manciata di migliaia di assunzioni a tempo determinato.

Tema caldissimo in questo periodo, che ha visto anche solo negli ultimi giorni molte piazze italiane riempirsi di camici bianchi è stato quello relativo all’esame di abilitazione nazionale alle professioni scientifiche. L’endemica mancanza di personale medico ed ospedaliero che ha fatto traballare il nostro Sistema Sanitario Nazionale ha reso necessaria una repentina abilitazione della professione medica appena laureati (di nuovo, era proprio necessaria una pandemia globale per far emergere le contraddizioni di questo sistema sanitario?). Ai medici neolaureati si sono aggiunte presto le voci di quanti, come gli studenti di Odontoiatria, Farmacia e Veterinaria, che chiedevano e chiedono tutt’ora la laurea abilitante, conseguente all’eliminazione dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione. Nell’intervista il Ministro ha dichiarato che nelle prossime settimane partirà l’iter per rendere abilitanti queste lauree.

Didattica a distanza VS didattica in presenza: cosa succederà da settembre? Scorrendo le notizie, diverse università italiane cominciano a dichiarare il modo in cui i propri studenti e le nuove matricole potranno tornare a lezione e in biblioteca, l’ipotesi e la proposta più diffusa attualmente è quella della didattica “mista” (o “blended”). Specificandoci sulla nostra città, Milano, notiamo polemicamente una cosa: il Politecnico di Milano ha dichiarato settimane fa ormai il tipo di didattica che attuerà (40-50% in presenza, il resto online), allo stesso modo la Bicocca (15% di didattica in presenza). E il quinto Ateneo più grande d’Italia, l’Università degli Studi di Milano? Attualmente sono ancora in vaglio diverse ipotesi, che stanno venendo discusse e che noi, come rappresentanti degli studenti, stiamo valutando. Ad oggi però ancora nulla di ufficiale.

Nell’intervista a Sky TG 24 Manfredi ha parlato di una didattica mista, con orari di lezione più lunghi, possibilità di maggiori turn over di classi, più aule (che andranno costruite), ma sicuramente ha dichiarato che non ci saranno gli schermi in plexiglass come nelle scuole superiori ed inferiori.

Infine, un breve accenno alle lauree STEM e al basso tasso di donne iscritte e laureate in queste facoltà scientifiche: di nuovo, la dichiarazione è quella per cui “si sta lavorando” per aumentare il numero di studentesse e di laureande.

Dobbiamo constatare, in estrema istanza, come la volontà di rifinanziamento del sistema dell’istruzione superiore si muove in un sistema di redistribuzione dei fondi con delle chiare gerarchie tra i grandi atenei del Nord e del Sud.
Le ripartizioni del FFO e del FIS non sono democratiche e ad oggi impediscono una vera riforma progressista per le università, ma vanno a privilegiare chi crea servizi di diritto allo studio minimali ed estremamente segmentati.
Un vero cambiamento passerà obbligatoriamente per una riforma del finanziamento, prima ancora che per il finanziamento: e vedere le stesse persone che hanno tagliato i fondi rimetterli con gran gioia, fa pensare che si sappia bene chi rimarrà avvantaggiato e chi no. Come qualsiasi dichiarazione passata del Ministro dell’Università Manfredi, non saremo tranquilli fino a quando non vedremo una vera attuazione di queste proposte, che vadano tutte verso un maggiore welfare studentesco, che aiutino e aumentino la presenza di studenti nelle nostre università, che impediscano la desertificazione sociale del meridione, che vadano nell’ottica di un complessivo rilancio e investimento nell’Accademia.

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